L’amore tra immagini e parole

Le immagini hanno un grande potere: catturano subito la nostra attenzione. Anche il più piccolo dettaglio può fare la differenza e colpirci dritti al cuore. Quando guardiamo una foto la nostra emotività reagisce scatenando sensazioni o riportando a galla vecchi ricordi.

Le parole sono il mio pane quotidiano, ma quelle che nascono alla vista di uno scatto singolare lo sono ancora di più. Ecco perché non ho potuto fare a meno di partecipare al progetto realizzato da Emanuele Secco, caro amico e scrittore, sul suo blog Intimate PunctumSi tratta di una iniziativa che ci invita a guardare il mondo con occhi diversi, mai sazi di curiosità.

Ogni mercoledì Emanuele pubblica una foto fatta col cellulare e ci dà il suo punto di vista, ci descrive il dettaglio che ha punzecchiato la sua emotività più intima, quale particolare ha risvegliato la sua fervida immaginazione. In questo modo esorta i suoi lettori a esprimere una personale opinione su quello che vedono, a non fermarsi mai alle apparenze.

Vi racconto brevemente la mia esperienza con questo progetto:

Qualche giorno fa stavo tornando a casa facendo un bella passeggiata, quando all’improvviso mi sono imbattuta in ciò che restava di una bicicletta: una ruota legata ad un palo con un lucchetto. Mi sono fermata un minuto a osservare la scena, dopo di che ho preso il telefono e ho immortalato quello che i miei occhi stavano guardando con grande stupore. La visione della ruota lasciata lì per caso mi aveva catturata come fa un ragno con la sua tela.

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Qualcuno potrebbe vedere la mia foto e pensare alla ruota come un rifiuto urbano, un simbolo di inquinamento. Qualcun altro potrebbe dire che gli ricorda le scampagnate in vacanza coi parenti, altri ancora potrebbero perfino non notare la ruota ma essere catturati dalla pietra che abbonda nella foto, e così via. Io non ho visto niente di tutto questo. Come prima cosa ho pensato alla speranza. Ho pensato che nonostante il resto della bici fosse stato rubato qualcosa era riuscito a resistere, a sopravvivere. Ho guardato la ruota e ho sorriso perché, metaforicamente parlando, non aveva mollato la presa difronte alle avversità. Anche Emanuele ha dato la sua opinione su ciò che la foto gli ha riportato alla mente e devo dire che il suo punctum mi è piaciuto parecchio

E qui sta il bello, proprio nella soggettività. Cento persone potrebbero guardare la mia foto e tirarne fuori cento punti di vista diversi. Non è stupefacente il modo in cui lavora il cervello umano?

Ma torniamo al progetto:

Cliccando qui troverete il mio post completo su Intimate Punctum, s’intitola Speranza. Vi invito inoltre a scoprire questo blog meraviglioso e a partecipare (troverete tutte le indicazioni su come fare nella sezione Partecipa del sito) per dare il via ad una serie di condivisioni e scambi di idee che fanno bene allo spirito e stimolano la fantasia.

Giulia

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