A furia di batoste

Nel giro di una sola settimana ho vissuto sulla mia pelle tante emozioni. Ho affrontato l’ultimo esame della triennale, ho provato una grande soddisfazione per i complimenti ricevuti dal mio relatore sul mio progetto di laurea e, giusto un’ora fa, ho avuto l’onore di poter parlare con Stefano Dal Bianco, poeta e critico letterario italiano. Un professore che di poesia se ne intende non poco e che vive immerso nella cultura fino al collo. E’ stato così gentile da concedermi un’intervista per la mia tesi e abbiamo conversato sui punti più dolenti della situazione poetica italiana.

Due generazioni a confronto: la sua, quella di chi aveva la possibilità di acquistare le riviste letterarie in libreria, e la mia, quella di chi sta crescendo con le pubblicazioni sul web e che di poesia contemporanea non ne vede neanche l’ombra. Ormai è un dato di fatto, nelle maggiori librerie italiane i libri di poesia sono relegati in un angolo e riservati ai grandi classici. Dei poeti di oggi non c’è traccia.

A parte l’amarezza che mi lascia in bocca questa deplorevole mancanza di versi freschi e nuovi nell’editoria nostrana, devo dire che questa conversazione mi ha fatto decisamente bene. Ho avuto la possibilità di parlare con un “maestro” del settore poetico, il quale mi ha dato dei consigli davvero preziosi. Mi ha detto che la poesia arriva a furia di batoste e dopo anni di esperienza. Mi è piaciuta molto questa sua espressione, perché in fondo rispecchia quello che penso anche io.

Lui mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire quanto è importante scrivere in continuazione, soffrire e tenere per sé i propri versi piuttosto che pubblicare in continuazione e senza un senso preciso. Ed è quello che sto cercando di fare, è quello che desidero veramente. Scrivere solo per me stessa, ascoltando le mie emozioni e condividere quel tanto che basta per abbracciare il mondo a modo mio.

Giulia

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