Un progetto niente male

Scrivere poesie è una cosa, scrivere di poesia è tutto un altro discorso. E’ più di un mese, ormai, che tento di entrare nella “testa” dell’espressione poetica italiana della nostra era, un’era caratterizzata dalla comunicazione digitale. Ed è davvero interessante, oltre che utile, lasciare i versi per un po’ e fare della sana ricerca, per capire in quale contesto sto/stiamo vivendo e quindi quali saranno le direzioni da seguire lungo il cammino.

Mi ritrovo così nel bel mezzo dell’incontro-scontro tra due titani: il libro cartaceo e quello digitale. Capire quanto e come venga sconvolta la letteratura da queste trasformazioni e quali sono le prospettive del XXI secolo, è una sfida che va al di là delle mie capacità, ma io ci provo lo stesso. E’ quello che cerco di fare e di spiegare nella mia tesi di laurea (pian piano sta prendendo sempre più sostanza e forma). Il fatto che ci sia così poco materiale a riguardo rende il tutto sia più difficile, sia più eccitante. Mi sento parte della storia e al tempo stesso come se contribuissi alla sua formazione.

Alla fine non so quanto possa contare la mia opinione, però dopo tre anni trascorsi sul web una mia idea me la sono fatta. Da una parte c’è chi non ha mai amato la poesia e non la cerca nemmeno adesso che si sta diffondendo in rete (non è una critica, è solo un dato di fatto). Dall’altra, invece, esistono molti lettori che hanno riscoperto la poesia, lasciandosi alle spalle le imposizioni del liceo e buttandosi senza paura verso qualcosa di nuovo, capendo che una poesia può avere mille significati e che pochi versi possono cambiare la prospettiva con la quale si guarda il mondo.

Purtroppo il mercato editoriale non è dei migliori per un’arte che dovrebbe avere maggiore considerazione, non tanto per “vendere” – perché la poesia non si presta alla mercificazione e grazie a questo è rimasta incontaminata nel tempo – ma per diffondere della sana cultura, per coinvolgere e far conoscere qualcosa che vale la pena leggere. Un buon editore dovrebbe fare delle scelte sulla base della qualità e non della quantità, anche se al giorno d’oggi la reperibilità occupa il primo posto. Non starò qui a dilungarmi sul fatto che la grande e nuovissima generazione di poeti non è vista neanche da lontano dai manager dell’editoria italiana, dediti solo al profitto. Ce ne sarebbero di cose da dire e sto cercando di descriverle al meglio proprio nel mio progetto di laurea.

La mia speranza è che l’atteggiamento nei confronti della poesia cambi in positivo, cosa che sta già accadendo. Le numerose iniziative in rete delle piccole e medie case editrici, e i concorsi nazionali delle associazioni e fondazioni culturali sparse su tutto il territorio, mi fanno sperare in meglio. Una volta pubblicata la mia tesi, sarebbe bello condividere alcune parti proprio qui sul web e penso proprio che lo farò. Amo questo genere di riflessioni, ma soprattutto amo condividere questa passione che mi smuove l’anima.

Giulia

Ecco – mi dicevo – qualcosa del genere può forse, a volte, fare la poesia, o almeno, questa è stata talora la mia esperienza di lettore, quando ho creduto di sentire, nei testi o nei libri che incontravo, l’eco di una voce lontana eppure vicinissima a me, che sapeva entrare nel mio buio e nella mia solitudine.

 Fabio Pusterla

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