Il senso delle cose

Tratto da “Modelli di Filosofia politica” di Stefano Petrucciani

I rapporti diretti tra gli uomini vanno compresi a partire da due aspetti che sono fondamentali per intendere la condizione umana, e cioè la pluralità e la natalità.
La pluralità indica una circostanza molto precisa: non solo che vivere significa essere tra gli uomini, ma che essere tra gli uomini vuol dire al tempo stesso essere uguali e diversi “Noi siamo tutti uguali, cioè umani, ma in modo tale che nessuno è mai identico ad alcun altro che visse, vive o vivrà”.

L’agire tra gli uomini è quella dimensione nella quale, con i loro atti e con i loro discorsi, gli uomini manifestano agli altri la loro identità, affermano chi sono, e quindi costituiscono il senso precario della loro identità, stabilizzandolo proprio nell’atto in cui lo rendono manifesto ad altri.

All’idea di pluralità si intrecciano i fili della natalità e quello dell’immortalità. Proprio perché l’individuo è unico, il suo venire al mondo significa al tempo stesso la capacità di dar luogo a qualcosa di nuovo; in quanto unico l’individuo possiede la capacità di iscrivere nella realtà qualcosa di inedito, che prima non c’era.

Nel Nuovo si esprime tanto la natalità che caratterizza l’umano, quanto quello che è il suo necessario contro-polo, il ricordare, perché l’irruzione del Nuovo crea le condizioni per il ricordo e la storia.
Per i Greci l’azione che è degna di essere ricordata è capace di trascendere la mortalità del singolo uomo per attingere una sorta di immortalità: va oltre la caducità dell’essere umano rivelando una natura “divina”.

L’uomo possiede la capacità di generare l’inatteso, l’infinitamente improbabile, che proprio in quanto tale si sottrae al mero circolo della vita naturale e si afferma nella permanenza dell’immortalità. L’apparire davanti agli altri nello spazio pubblico è quindi il modo in cui l’individuo può mettere in scena di fronte agli altri e a se stesso la sua identità unica; ed è anche la condizione perché ciò che si è compiuto di inedito e di grande possa essere ricordato e tramandato dalle generazioni che si succederanno, conservandone la memoria.

L’agire nella sfera pubblica al cospetto degli altri e con gli altri, quindi, è la salvezza contro l’evanescenza del senso e la futilità delle pratiche umane puramente riproduttive.

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